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2 ottobre 2013

La Cucina Povera

Che cos’è la cucina povera?

Questa dizione, cucina povera, cominciò ad essere usata a cominciare dagli anni ’60 per indicare tutto un insieme di ricette e di modi di cucinare e portarli a far parte di diritto della gastronomia italiana.
Grande promozione in questo senso fece Luigi Veronelli, enologo e gastronomo molto attivo sia come scrittore che come conduttore ed ideatore di trasmissioni televisive nel valorizzare e diffondere il patrimonio enogastronomico italiano: era un sostenitore ante litteram di posizioni di preservazione delle diversità in campo agricolo ed alimentare che, all’avanguardia anche oggi si stanno facendo strada tra i consumatori consapevoli.

Ci sono però alcuni malintesi su questa cucina povera e sul suo significato. Dobbiamo quindi forse fare chiarezza.

La cucina povera non è la cucina praticata abitualmente dalla popolazione povera nel corso della Storia perché i poveri  in realtà non avevano quasi nulla e spesso proprio nulla da mangiare.
I poveri sono sempre stati,  in Italia ed anche in Europa, la grande maggioranza della popolazione anche se nella Storia se ne parla poco o pochissimo. Si hanno notizie di percentuali quasi stabili di circa il 70% della popolazione!


Non ne abbiamo notizie precise su larga scala a causa del numero basso di riflessioni, scritti e ricerche in tal senso ed anche della mancanza di metodi numericamente validi, di strumenti di rilevamento, di informazioni e di diffusione della comunicazione.
Quasi tutte le notizie sono da riferirsi ad ambiti locali e noi, oggi, potremmo arrivare a tracciarne uno scenario più ampio soltanto considerando nel loro insieme moltissimi dati anche non direttamente legati al tema, spesso fortemente influenzati anche dalle sensazioni e dalle emozioni di chi scriveva e facendo poi le nostre deduzioni.

La cucina povera quindi non è il modo di mangiare dei poveri ma una cucina che utilizza prodotti, stratagemmi e metodi poveri, semplici, più direttamente collegati con la terra e che spesso possiamo rintracciare in quella cucina praticata per economia dalla parte della popolazione meno abbiente.
E’ comunque un concetto in evoluzione, perché gli elementi e le risorse variano ed oggi non sono più quelli di una volta. Così oggi alcuni elementi, prodotti o risorse/capacità come ad esempio il tempo o la capacità di cavarsela in cucina entrano a far parte della ricetta ed altri se ne escono.

É classificata senza dubbio cucina povera la minestra di sole erbe selvatiche, sia brodosa che più asciutta, così diffusa anche oggi sulle tavole contadine del Sud Italia, semplicemente condita con poco olio, sale e peperoncino anche se il sale non è stato sempre alla portata di tutte le tasche.
Ma oggi, a meno di andarsele a cogliere da sé, soprattutto se abitiamo in città, dove le troviamo le erbe selvatiche? Quando se ne trovano nei mercati rionali non sappiamo niente sulla loro provenienza ma vediamo tutti che hanno prezzi spropositati, molto più alti di quanto costano gli erbaggi coltivati, diffusi sui banchi dei supermarket ed ufficialmente più nobili . Allora, questo piatto povero oggi é diventato costoso e ricercato.

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